C’è stato un momento in cui abbiamo percepito un cambiamento sottile, quasi impercettibile. Non riguarda il modo in cui usiamo l’IA, ma il modo in cui scriviamo noi. Non è questione di impiegare ChatGPT: è ChatGPT che, silenziosamente, inizia a usare noi.
Da mesi leggiamo e modifichiamo testi generati o arricchiti dall’IA: email, landing page, post sui social, script, articoli, microcopy. E senza accorgercene, iniziamo ad assorbire il suo ritmo, la sua struttura, quella pulizia perfetta della sintassi. È come se stessimo interiorizzando un nuovo stile editoriale, che ha caratteristiche precise: frasi brevi e leggere, paragrafi ariosi, tono conversazionale ma ordinato, concetti resi semplici, metafore e chiusure ad effetto.
Ti suona familiare? Probabilmente sì. E questa familiarità è il segno che qualcosa di nuovo, invisibile ma potente, sta già plasmando il nostro modo di scrivere.
Riconoscere “l’odore” di un testo scritto come ChatGPT

Quando scriviamo, a volte ci fermiamo e ci diciamo: “No, questa frase è troppo ChatGPT.” Manca quell’asimmetria che rende un testo umano. Quella piega storta, la scelta leggermente ironica, la parola che un modello statistico non avrebbe mai scelto.
Questo è quello che è successo quando a Creative Words ci siamo ritrovate a discutere su una cosa:


L’IA non sta sostituendo il nostro modo di scrivere. Sta riscrivendo il nostro standard di scrittura. Per anni abbiamo lottato con testi prolissi e pesanti. Ora, dopo mesi di lavoro con l’IA, il nostro cervello ha fatto un upgrade: percepiamo subito quando una frase è confusa o arzigogolata, e sappiamo semplificarla.
Perché? Perché siamo stati esposti a migliaia di esempi di scrittura pulita. ChatGPT è diventato la nostra palestra editoriale invisibile.
Ma come si riconosce un testo “troppo ChatGPT”?
Ormai lo sentiamo a pelle: quando un testo spiega troppo, quando usa metafore didattiche, quando conclude sempre con una morale. E allora iniziamo a cercare l’ironia fuori schema, l’imperfezione voluta, una scelta stilistica meno prevedibile.
Non stiamo scrivendo come ChatGPT. Stiamo scrivendo dopo ChatGPT. E abbiamo il potere di rompere le regole, di aggiungere umanità sopra una base IA. Come con quella frase semplice ma perfetta: “Just with better chairs.” Un modello probabilmente non l’avrebbe mai scelta. Ma un umano, che ha imparato dall’IA, sì.
Ecco la vera evoluzione della scrittura nel 2026: non sostituire l’umanità con l’AI, ma sovrapporla, migliorarla, sceglierla.

